Ecosistema Urbano: Rovigo, crollo verticale

Il rapporto annuale di Legambiente palesa tutte le criticità del capoluogo polesano

Businaro: “Prestazione pessima. Rovigo paga l’incapacità e la mancanza di visione a medio termine degli amministratori locali”

Tragico crollo in classifica per il capoluogo polesano.

“Walzer di deleghe e assessorati, caduta di giunte, commissari, nuove elezioni, nuove giunte… grandi cambiamenti in città che, evidentemente, non si riflettono sui risultati, anzi, non consentono una visione complessiva ed una programmazione coerente delle politiche ambientali e degli interventi da mettere in campo. O forse – chiede Giorgia Businaro, Direttore di Legambiente Rovigo – dobbiamo leggere questi pessimi risultati come frutto di incapacità o, peggio ancora, di disinteresse nei confronti dello stato dell’ambiente cittadino da parte degli amministratori che si sono succeduti negli ultimi anni?”.

Sono dure le parole con cui Businaro introduce i dati della ventiduesima edizione di Ecosistema Urbano, rapporto annuale di Legambiente che fotografa lo stato di salute dei capoluoghi di provincia e l’attuazione di politiche ambientali cittadine attraverso l’analisi di diversi parametri.

I dati parlano chiaro: nessun miglioramento per 8 parametri su 18, 3 dati non forniti dagli uffici comunali (relativi a isole pedonali, consumi elettrici e modal share), peggioramento notevole per ben 4 parametri e leggeri miglioramenti solo per i parametri relativi alla qualità dell’aria (Biossido di Azoto NO2, PM10 e OZONO), collegati anche all’annata piovosa e ventilata del 2014.

Tutto ciò si traduce in un tragico 70° posto nella classifica complessiva per Rovigo, ultima classificata tra le città venete, perdendo ben 37 posizioni rispetto lo scorso anno.

“Mentre le altre città hanno messo in atto politiche ambientali incisive e credibili, anche puntando su progetti per la realizzazione di vere e proprie smart cities, Rovigo è rimasta immobile per anni – denuncia ancora Businaro -. Nulla è stato fatto, nessun progetto proposto, nessuna prospettiva. E, se analizziamo le Linee Programmatiche di Governo 2015/2020 del Sindaco Bergamin, ci rendiamo conto di come l’ambiente sia l’ultimo dei pensieri di questa amministrazione: un fugace cenno al Piano del Traffico, ampliamento dell’orario di apertura al traffico di Corso del Popolo, ipotetica creazione di nuovi percorsi ciclabili e “incentivo dell’uso di bici/auto elettriche”, senza specificare con quali modalità tale incentivo verrà messo in atto, considerato anche il fatto che, in città, non esistono colonne per la ricarica dei mezzi. Speriamo almeno che l’ “analisi dell’offerta del trasporto pubblico”, citata a pagina 9 del documento, si traduca in qualche proposta concreta da parte dell’Amministrazione Comunale”.

Entrando nel merito dei dati, colpiscono lo scarso numero di passeggeri trasportati annualmente per abitante dal trasporto pubblico locale (11) e il calo della percorrenza annua per abitante (km-vetture/ab. = 18) mentre resta invariato e sempre piuttosto elevato il tasso di motorizzazione (65 auto circolanti ogni 100 abitanti), segnali di un’offerta di trasporto pubblico locale estremamente scarsa, non rispondente alle esigenze della cittadinanza. Sono, questi, indicatori di grande aiuto per descrivere la qualità della vita negli ambienti urbani. La densità automobilistica, infatti, costituisce senza alcun dubbio uno degli elementi di maggiore problematicità per le città e distingue sfavorevolmente Rovigo rispetto alle città italiane con simili caratteristiche.

Ciò si riflette anche sul tasso di incidentalità stradale (numero di vittime ogni 10.000 abitanti) aumentato da 0,59 a 0,77 in un solo anno.

Sconfortanti anche le prestazioni di Rovigo in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani (82° posto in classifica) e alla raccolta differenziata, che cala dal 59,4% del 2013 al 54% del 2014 a conferma di una “scarsa attenzione ad attività di educazione ambientale e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alla mancanza di una volontà politica forte per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta sul territorio comunale. Ci auguriamo – continua Businaro -, viste le dichiarazioni dell’Assessore Ravenni nel luglio scorso, che l’Amministrazione comunale si impegni realmente in attività di educazione e nell’avvio di nuove modalità di raccolta che responsabilizzino maggiormente i cittadini”.

Nel confronto con altri capoluoghi del centro-nord Italia con un numero simile di abitanti, Rovigo esce troppo spesso “sconfitta”. Le criticità maggiori sono rilevabili dai parametri relativi all’inquinamento atmosferico, al trasporto pubblico e alla isole pedonali. Tutti valori che, messi a confronto con la media delle città italiane simili sia demograficamente che geograficamente a Rovigo, fanno sfigurare il capoluogo polesano anche se per certi valori trova un parziale riscatto, comunque non abbastanza per appianare le carenze mostrate.

Gli indici dove vi è una sostanziale differenza rispetto alle altre città sono molti.

concentrazioni di NO2 e Pm10:  classicamente di molto sopra le medie nazionali, sia causa della locazione nella pianura padana della città, che riduce di molto il circolo delle correnti dei venti aumentando le concentrazioni di inquinamento atmosferico, sia per lo smodato uso degli autoveicoli. Rispetto a città quali Cuneo (rispettivamente 25 µg/mc e 20 µg/mc), Mantova (25,30 e 29,90 µg/mc), Lecco (29,50 e 20 µg/mc), il capoluogo polesano presenta valori molto più elevati: 33 µg/mc per il biossido di azoto e 33,50 µg/mc per la concentrazione media di PM10, ben al di sopra della media delle città con caratteristiche simili che è rispettivamente di 28,86 e 28,59 µg/mc.

 

Rovigo si distingue negativamente anche per la produzione di rifiuti pro capite: 610 kg annui per abitante. Ben 62 kg in più rispetto alla media delle città con un numero simile di abitanti che costano alla nostra città un deplorevole 82° posto nella classifica generale. Un po’ migliore il risultato in termini di percentuale di rifiuto differenziato: con il 54,1%, Rovigo si trova al 37° posto nella classifica generale, sopra la media delle città con lo stesso numero di abitanti (51,83%) ma ben inferiore alle prestazioni di Mantova (77%), Pordenone (85%) e Lecco (62%).

 

Il trasporto pubblico è un ulteriore punto di grande criticità. Il numero di passeggeri trasportati annualmente per abitante (passeggeri/ab.) è di 11 mentre la media delle città simili è di 77!! 51 a Pordenone, 57 a Mantova, 71 a Lecco, addirittura 160° Siena. Questo pessimo risultato denota una scarsissima efficienza dei mezzi pubblici che pone Rovigo nelle ultimissime posizioni della classifica delle piccole città, davanti solamente a Caltanissetta, Potenza, Oristano e Ragusa. Anche l’indicatore riguardo la “percorrenza” del trasporto pubblico locale (percorrenza annua per abitante – Km-vetture/ab.) è inferiore alla media: 18 contro 21 e non regge il confronto, ad esempio, con la vicina Mantova (28) o con Cuneo (26).

 

Pessimo il risultato per le isole pedonali: queste sono un’oasi nel deserto del capoluogo polesano. Rovigo è addirittura al 91° posto. La media nazionale è di 0,36 m2 per abitante mentre Rovigo può vantare un misero 0,02 m2 per abitante. Peggio di noi solo Bergamo, Reggio Calabria, L’Aquila e Trapani;

riguardo al tasso di motorizzazione, numero di auto per 100 abitanti, Rovigo rientra nella media ma bisogna puntualizzare che con un incremento d’efficienza dei trasporti pubblici (drasticamente basso il loro utilizzo come visto prima) si potrebbe abbassare questo indice. Lo stesso vale per l’indice di incidentalità (mortalità sulle strade ogni 10000 abitanti) dove, purtroppo, Rovigo si trova ben sopra la media: 0,78 rispetto alla media di 0,44. Risultato che pone Rovigo all’82° posto della classifica generale.

 

Buono l’indice relativo ai metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti (m_eq/100 ab.): 8,78 per Rovigo, di poco superiore alla media nazionale. In questo caso possiamo vantare un dignitoso, anche se non soddisfacente, 34° posto che, però, cala al 47° se consideriamo i km totali di piste ciclabili (17,66 km di piste ciclabili in tutta la città). La nostra città non regge il confronto con capoluoghi simili per numero di abitanti: Mantova vanta 126,50 km di piste ciclabili, Lodi 37,87 km, Pordenone 31,62.

 

Veramente pessimo è il risultato relativo alle aree verdi totali (percentuale della superficie delle differenti aree verdi sul totale della superficie comunale: Rovigo conquista un vergognoso 101° posto con solo l’1,3%. Peggio di noi solo Benevento, Macerata e Chieti.

 

Punto a favore per Rovigo è la produzione di energia solare da impianti pubblici. Qui la città si trova nella parte alta della classifica, al 13° posto, con un risultato di tutto rispetto che arriva quasi al doppio dalla media a livello nazionale.

 

I parametri presi in considerazione sono 18 e il set di indicatori è composto da tre indici sulla qualità dell’aria, tre indici sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità, uno sull’incidentalità stradale e due sull’energia. Inoltre, la mancata risposta da parte delle Amministrazioni riguardo ai dati è stata sanzionata con un punteggio negativo (“malus”).

Rovigo ha una penalizzazione nella conoscenza della propria ripartizione modale della mobilità (Indice Modal Share). “Il Comune di Rovigo – spiega Businaro – non ha risposto alla sezione del questionario relativo alla percentuale di spostamenti privati motorizzati sul totale degli spostamenti. Questo è un indice di importanza fondamentale per misurare la pressione effettiva che la congestione da traffico può avere nelle città. È quindi importante che anche Rovigo cominci  a confrontarsi con questo tipo di rilevazioni raccogliendo in modo sistematico  e sempre più omogeneo le informazioni riguardanti le tipologie di spostamento dei cittadini”.

 

Per le tabelle con i risultati della città di Rovigo, clicca QUI per scaricare il comunicato stampa integrale.

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